Nel fuoco in chorus
A Noureddine Adnane
testo e regia Giuseppe Massa
scene e costumi Linda Randazzo, Mattia Pirandello
luci Vincenzo Cannioto
suono Giuseppe Rizzo
aiuto drammaturgo Gianluigi Cristiano
con Chadli Aloui, Joseph Anane, Emiliano Brioschi, Mohamad Dani, Paolo Di Piazza, Ilenia Di Simone, Irene Enea, Hamidou Jallow, Valentina Lupica, Mondon Max, N’guessan Frank, Giuseppe Tarantino
assistente alla produzione Elena Amato
assistente alla regia Claudia Borgia
grafica Salvo Massa
ufficio stampa Vincenza Di Vita
”L’11 Febbraio del 2011, il venditore ambulante Noureddine Adnane di 27 anni, vessato dai controlli dei vigili urbani, si toglie la vita dandosi fuoco in pieno giorno a Palermo”
L’ultima ora di vita di Noureddine. Un ring temporale e contestuale all’interno del quale prendono
luce alcuni frammenti della realtà vissuta dal venditore ambulante: le fughe dai vigili, le multe e il
sequestro della merce, l’alienazione di un lavoro ai limiti della legalità, l’ottusità della legge. Una
vita spezzata come la sua famiglia: il padre e i fratelli in Italia; la madre, la moglie e la figlia in
Marocco. Il percorso a imbuto verso il suicidio è intervallato dagli interventi multilingue del Coro
della città che di volta in volta produce un vigile urbano-coreuta che prova a far rientrare nei ranghi
l’anomalia-Noureddine. I vigili-coreuti innescano col giovane migrante un combattimento meta
teatrale in cui al centro del conflitto c’è il concetto di legalità e la relazione società-individuo.
Noureddine ne esce sconfitto ma possiede un’ultima àncora di salvezza: ammettere il fallimento
della propria esistenza, tornare in Marocco e vivere per sempre con Habibi (la figlia di sette anni).
Quest’ultimo immaginato tentativo risulta però vano. L’ultima porta è stata chiusa. Noureddine
prova a riprendere possesso della propria dignità di uomo martirizzando il proprio corpo e mettendo
così fine alla sua vita terrena.
