Scùossa

liberamente tratto da “L’ammazzatore” di Rosario Palazzolo

adattamento e regia Giuseppe Massa

con Gaspare Balsamo e Simona Malato

scene e costumi Simone Mannino

luci Rudy Laurinavicius

suono Tazio Iacobacci

assistente scene e costumi Linda Randazzo

assistente alla produzione Elena Amato

L’ultimo anno di vita di Ernesto Scùossa, professione killer, o per meglio dire ammazzatore
come lui stesso ha imparato a definirsi. Rinchiuso nella casa di famiglia rivive la sua esistenza
all’infinito senza possibilità di espiazione. Un percorso drammaturgico circolare che ha sviluppato
di contro una visione verticale e verticistica delle cose che ha posto, a sua volta, in risalto l’aspetto
gerarchico insito nelle relazioni tra Scùossa e il mondo esterno. In scena, invocati dallo stesso
Scùossa, appaiono gli uomini e le donne che lo hanno più fortemente influenzato: La Madre,
Cartapecora(il boss che lo assolda), Angelo(la sua prima vittima), Katia(la momentanea
compagna). Un’unica attrice dà corpo alle parole e alle azioni di tutte queste figure-personaggi
diventando in questo modo la proiezione di un’umanità uniforme, ostile, estranea. La Sicilia
(marcatamente presente con la sua lingua) si è trasfigurata. La mafia siciliana in questo senso si è
deterritorializzata per lasciare spazio a un male più vasto ed essenziale: lo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo. Scùossa è il fatalismo che incancrenendosi diventa pessimismo cosmico, cronico, è la
miseria, l’incapacità e l’impossibilità dell’esercizio del libero arbitrio. È la sconfitta. È il lato
tragicomico della morte.